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L'ospedale rappresenta, per il bambino, il distacco dai propri punti di riferimento, dalle abitudini, oltre che il contatto – forse per la prima volta – con la malattia, con il dolore proprio e con quello degli altri.
Particolarmente difficile, e potenzialmente rischioso per lo sviluppo psicologico del bambino, è il momento dell'ingresso in ospedale, dell'impatto con l'ambiente sconosciuto.
È importante creare spazi adeguati per favorire e stimolare lo svolgimento di attività atte a ridurre ansia e tensioni come il gioco, che per i più piccoli (ma non solo) assume una funzione rassicurante, permettendo lo scarico di tensione e stimolando un processo di rielaborazione della realtà.
Il gioco aiuta a metabolizzare ansia e bisogni repressi, consentendo al bambino di esprimersi in modo libero e creativo. Le attività ludiche facilitano la comunicazione ed aiutano a contrastare la paura legata a procedure mediche dolorose e traumatiche.
E' importante che ambulatori e stanze di degenza, dove medici e personale sanitario lavorano quotidianamente per migliorare la salute dei piccoli pazienti, siano allestite in modo che aiuti a superare le paure, mettendo al centro i loro bisogni, che siano in grado di regalare un sorriso ai piccoli pazienti, stimolandone curiosità e fantasia.
Gli spazi dedicati alle cure dei bambini devono essere accoglienti e colorati, devono rispondere alle loro esigenze di gioco e di espressione. Un ambiente a misura di bambino, insieme alla presenza dei volontari, è un aspetto fondamentale per garantire una serena permanenza in ospedale.
Il ricovero in ospedale comporta sempre per il bambino, a prescindere dall’età, drastiche modifiche della vita quotidiana e dei suoi ritmi, come il distacco dagli oggetti e dalle persone considerate punti di riferimento. I bambini reagiscono all'ospedalizzazione in maniera differente a seconda dell'età, del livello di sviluppo raggiunto e dalle relazioni affettive instaurate. Alcuni aspetti sono però trasversali alle diverse fasi della crescita ed è importante conoscere i meccanismi alla base di alcuni comportamenti, per gestirli con maggiore consapevolezza e offrire un sostegno più efficace.
L’evento della ospedalizzazione provoca in primo luogo un sostanziale cambiamento nella routine e nelle abitudini di vita, ostacolando la conduzione di una vita autonoma. Il bambino infatti è costretto a sospendere i rapporti con l'ambiente esterno, assiste alla diminuzione delle sue possibilità di movimento, subisce restrizioni nel regime alimentare e si trova a dipendere totalmente dall'adulto.
L’ospedalizzazione comporta anche la perdita di un ruolo attivo da parte del bambino, che si trova come immobilizzato dalla condizione di paziente.
Le conseguenze sono a volte drammatiche, provocando depressioni e paure comprensibili, scarsa collaborazione durante esami e/o assunzione della terapia, che possono compromettere, a volte in modo sensibile, il risultato delle cure.
Davanti a situazioni così difficili e dolorose, lasciata sola e senza aiuto, la famiglia rischia di disgregarsi e di privare il figlio della forza necessaria ad affrontare con coraggio la malattia. Una famiglia solida è però parte fondamentale della cura e il sorriso di un figlio la giusta via per la guarigione.
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